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una fiaba...

 

C’era una volta una bambina di nome Sara.

Sara era rinchiusa in un castello, ma nessuno le aveva mai detto come mai era lì, cosi pensò di essere la principessa di quel castello.

Ogni tanto poteva guardare fuori dalla finestra e vedeva dei bambini che giocavano all’elastico o a palla....

Avrebbe desiderato unirsi ai loro giochi ma, la furba bambina, visto che non poteva uscire dal castello diceva tra sé (se no a chi altri?) “Questi giochi sono pericolosi, non mi piacciono, sono giochi stupidi e non adatti ad una principessina come me!”

Detto questo si allontanò dalla finestra e fantasticava: “Io sono una principessa allora aspetterò il principe azzurro che mi libererà”.

Nell’attesa del principe Sara giocava con i suoi amici ragni del quale il castello ne era pieno e questi tessevano la loro ragnatela dappertutto e alla bambina piacevano perchè sembravano le calde coperte ricamate della nonna.

Con il passare del tempo, le ragnatele coprirono anche le finestre e Sara si dimenticò della loro esistenza e del mondo dietro ad esse.

Come si scurirono le stanze del castello, si scurirono anche i suoi pensieri: “forse se il principe non è ancora arrivato è perchè non sono una principessa e questo castello è la mia prigione. Allora sono una colpevole, rinchiusa perchè colpevole”, di che cosa esattamente alla bambina sfuggiva, ma il verdetto da lei era stato espresso:

“C – O – L – P - E – V – O – L - E”, avere un perché, per la bambina, era molto più importante di una sentenza.

Sulla vita in un castello al buio c’è poco da sostenere che Sara viveva felicemente anche perchè tra i suoi amici ragni alcuni molto “amici” non erano: quando si avvicinavano la pungevano e le iniettavano il loro veleno.

Sara ad ogni buon conto non moriva e ne era diventata immune.

Un bel giorno o notte, la bambina non ne aveva cognizione, nonostante tutto, un raggio di luce riuscì a penetrare da una fitta ragnatela e schiarire così un po’ la stanza.

Sara non ne serbava più ricordo ed esitante si avvicinò per toccarlo, ma con stupore si accorse che non poté afferrarlo perché non aveva un corpo.

Nel compiere questo gesto però osservò che il suo braccio, rischiarato dalla luce, si tinse di un rosa pallido e avvertì che si stava scaldando, ebbe un po’ di paura e pensò “Mi farà del male?” si rammentava che anche quando i ragni cattivi la pungevano, e il veleno si spandeva per il corpo, lei sentiva calore.

Ma la curiosità prevalse sopra a tutte le paure e seguì il fascio di luce che la portò dritta ad una finestra.

I suoi pensieri cominciarono ad illuminarsi, si emozionò e ricordò da quanto tempo non vedeva più un raggio di luce o ancora di più il sole.

Con tanta fatica e sforzo riuscì a liberare la finestra dalle spesse ragnatele.

Rivide il sole e sul prato non c’erano solo dei bambini, ma delle famiglie e dei giovani.

Tutti stavano danzando in cerchi e felici cantavano una bella canzone, non capiva le parole, si accorse allora che il buio le aveva attutito anche i suoni che ora con la luce lei poteva sentire.

Le venne voglia anche a lei di inserirsi nel cerchio ma era ancora imprigionata nel castello.

Guardando i giovani ripensò al suo principe azzurro, ma ahimé nessuno di loro era azzurro.

Sara si ricordò che in un angolo c’era una porta e la trovò, però lei si ricordava che la maniglia era molto in alto e per questo non ci arrivava, ma ora riusciva a toccarla e pensò: “che la maniglia si fosse abbassata?” lasciando le riflessioni a dopo, Sara afferrò la maniglia e la porta si aprì.

Nessun principe venne a salvarla e nessun miracolo aprì la porta del castello, o forse si, un miracolo si era compiuto: il miracolo della vita, il miracolo della crescita.

Così la bambina pardon, la ragazza uscì e poté anche lei unirsi nel cerchio formato dalle famiglie e dai giovani.

Pubblicato il 17/7/2008 alle 18.57 nella rubrica Diario.

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