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i miei pensieri


Diario


26 marzo 2008

considerazioni

 Cari lettori, (sperando di averne almeno uno)
Sono una ragazza, ho 27 anni e vivo ancora con mia mamma e le mie sorelle.
Forse gli italiani che leggono non ci troveranno nulla di strano in
questa frase, molti mi diranno "beh, anch'io".
Ho avuto "la fortuna" di vivere qualche mese all'estero, piu'
precisamente a Monaco di Baviera, Germania dove ho potuto costatare
che i giovani non sono a carico delle famiglie ma dello Stato, che a
18 anni, se lo vogliono, (e anche prima) possono prendere e andare a
vivere in un'altra citta' per studiare, lo Stato offre a loro una
specie di borsa di studio, un prestito agevolato, a volte a fondo
perso, con la quale i ragazzi possono pagarsi l'universita', il vitto
e l'alloggio.
Per me sono scenari futuristici, in Italia niente di tutto questo, ed
ora che siamo sotto campagna elettorale mi sento presa in giro da un
"politico" che per risolvere il problema del precariato mi dice di
sposare un miliardario e dagli altri c'e' poco di piu' da aspettarsi
visto che il loro problema e' alzare le pensioni, nulla in contrario
che chi ha lavorato una vita abbia una degna pensione, ma si tratta di
una lotta tra poveri, il pezzo di pane e' uno se i politici "pensano"
ai pensionati, per un semplice fatto che in Italia e' la fetta forse
piu' grossa che vota, ai precari che rimane?
Io sono certa solo di una cosa: alla pensione io non ci arrivero' mai.
Mi ricordo mio padre quando io avevo 14 anni mi diceva: "io alla tua
eta' gia lavoravo" ora gli risponderei "beato te, io iniziero' a
lavorare quando tu ancora giovane sei andato in pensione, (peccato per
il tumore che gli ha stroncato la vita e non se la puo godere)".
Io ho un mezzo lavoro e chiamarlo lavoro e' un insulto: e' un insulto
che mi prendo tutte le volte che spiego agli altri che lavoro faccio,
e' un insulto tutte le volte che mi prendo quando torno a casa dal
"lavoro". "ehi ragazza disutile vieni qui e aiutami con questo…"
questa la "voce sincera" (sarcastica?) di mia mamma e come darle
torto, mi piacerebbe dirle "non ti preoccupare piu' per i soldi, ci
sono io" peccato che sia il contrario che per me e' inimmaginabile
pensare ad affittarmi una casa e che a 27 anni dipendo ancora da mia
mamma.
Ai tempi di mia mamma, a 20 anni, non era strano per una ragazza
sposarsi e mettere su famiglia, anche solo pensarci e' un lusso che io
non posso permettermi.
"Bene, se non puoi andartene via di casa rimani li qual'e' il problema?
Hai una famiglia che ti vuole bene, rimani li."
La famiglia diventa un ricettacolo di tutti i malumori che si
respirano nell'aria.
Ogni giorno viene inscenato in ordine cronologico "il bollettino di guerra":
Tu non hai un lavoro decente, tua sorella oggi si e' fatta male,
finendo con un tuo padre e tua zia sono morti..
"Allora cambia lavoro…e ricordati "bisogna sapersi vendere, bisogna
arrivare al colloqui belli carichi, motivati, con un sorriso
smagliante"
…ma chi lo dice, ha una minima idea di cosa significhi cambiare lavoro
o meglio cercarlo?
In questo campo io mi sento vecchia, gia' mi vedo a dire ai miei
nipotini: "ai miei tempi si cambiava piu lavori che vestiti".
 Io al colloquio mi sento solo DEmotivata, (il solito call center...
ti paghiamo quando vogliamo...)DEmoralizzata (le ricerche durano, se
ti va bene 6 mesi, e ne lavori 3, perche' i contratti sono tutti a
tempo DEterminato), e se qualcuno vuole aggiungerci qualche altra
parola che inizia con DE… faccia pure.
Si anche quello, ti senti sempre cosi' DE…ficiente quando sempre con
il tuo sorriso smagliante esci dal colloquio con la classifica frase
"ti faremo sapere" e sei anche li che per un minuto speri che succeda,
 ma sei proprio DE...mente se lo pensi sul serio.
Ed ecco che arriva la DEpressione sempre con DE inizia.
Comincio con le domande "ma che c'e' di sbagliato in me? Perche' non
mi hanno preso?
Comincio a riflettere che sono solo uno straccio ecc...
Io non riesco piu a sostenere un colloquio che uno, non ci riesco piu
a sentirmi rispondere no. Per ogni colloquio andato male (sempre)
avrei bisogno di un ciclo di psicoterapie.
La colpa di chi e'? Se c'e' qualcosa che non funziona di qualcuno deve
essere la colpa!
Possiamo dare la colpa ai politici ma tanto la situazione non cambia.
Non cambiera' neanche dopo aver scritto questa lettera ma almeno mi
consolo che mi ha aiutato a sfogarmi e forse qualcuno l'ha pure letta.
Cari lettori una buona ricerca di lavoro a tutti.




permalink | inviato da seehund il 26/3/2008 alle 14:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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